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Cavalli alati (Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia)La storia dei Butteri e del legame (quasi una simbiosi) tra uomo e cavallo inizia con gli Etruschi e con l'uso intenso che costoro ne facevano sia per le attività pastorali che per quelle belliche. Un salto indietro nel tempo di quasi tremila anni, in un territorio che si estendeva dalla Toscana alle Marche, all'Umbria, al Lazio, con propaggini fino in Campania.

L'etimologia del termine "Buttero" è incerta: c'è chi l'attribuisce a vocaboli greci come ""Boutes" (mandriano) e chi ne vede l'origine nel latino "Boum ductor" (conduttore di buoi). E' comunque innegabile che i mandriani della Maremma toscana e laziale abbiano usi e tradizioni comuni ben consolidati nel tempo, che si sono tramandati fino ad oggi.

Butteri dell'800Dopo la definitiva scomparsa degli Etruschi avvenuta nel III secolo a.C. per opera dei Romani, gli insediamenti urbani della Maremma vennero abbandonati e il territorio diventò per secoli un malsano susseguirsi di acquitrini e paludi, di campi incolti dove l'unica attività ancora possibile (anche se estremamente rischiosa) era l'allevamento del bestiame. Una vita talmente selvaggia che portò anche a considerare i Butteri come pericolosi briganti.

Una certa rivalutazione i Butteri la ottennero solo nell'800, quando iniziarono le prime opere di bonifica del territorio e l'economia agro-pastorale divenne una delle più importanti fonti di reddito di quel periodo. Il Buttero era l'unico, oltre al padrone, a godere del privilegio della cavalcatura e a ricevere una paga molto più alta degli altri dipendenti.

locandina del Wild West ShowI Butteri restarono comunque nell'ombra del loro umile lavoro fino a quando, nel 1890, i giornali si occuparono di loro per la famosa sfida di doma vinta da Augusto Imperiali di Cisterna di Latina, buttero della casata Caetani, durante la tappa romana del "Wild West Show", lo spettacolo itinerante del colonnello William Cody (alias Buffalo Bill).
"... il morello, tenuto con le corde, si dibatte frenetico; s’alza sulle zampe di dietro, tira rampate. I butteri le schivano sempre con la sveltezza di uomini esperti. Riescono finalmente a mettergli la sella con il sottocoda, e d’un salto uno dei butteri gli è sopra. E’ Augusto Imperiali. Nuova tempesta di applausi. I butteri, entusiasti del successo ottenuto, saltano, ballano, buttano all’aria i cappelli, tanto per imitare in tutto quello che si è visto fare dagli americani. Augusto Imperiali fa una stupenda galoppata intorno al campo, tenendo con la destra le redini e agitando con la sinistra il cappello. Tutte le sfuriate del cavallo non riescono a muoverlo dal posto un solo momento. Sceso a terra, è chiamato ad avvicinarsi ai primi posti dove riceve le più vive congratulazioni da tutti, compresa la Duchessa di Sermoneta ed i suoi figli..." (Il Messaggero del 10.3.1890).

bardellaL'abbigliamento
Si adatta al duro lavoro che li porta ad attraversare macchie e spinare, realizzato con materiali resistenti e duraturi: calzoni di fustagno, cosciali in pelle di capra o in cuoio, giacca o gilet di velluto, cappello nero. Si proteggono dalla pioggia con un mantello di grandi dimensioni (il pastrano, reso impermeabile da una miscela di olio di lino e di altre erbe), e in mano stringono il pungolo, un bastone impiegato per stimolare buoi e cavalli.
La sella per eccellenza è la bardella, con un arcione molto ridotto e un piccolo frontale di legno. Molto utilizzata anche la scafarda, la sella regolamentare della cavalleria militare, andata pensione dopo la seconda guerra mondiale. Più comoda e robusta della bardella, realizzata in vacchetta con cuscini imbottiti e rivestimenti in cuoio.

La cavalcatura
cavallo maremmanoIl cavallo Maremmano, una delle 24 razze ufficiali italiane, è l'animale tipico da lavoro utilizzato dai Butteri. Dagli Etruschi fino all'800 ha mantenuto le sue caratteristiche iniziali: robusto e generoso (ma ombroso), con testa pesante e profilo montonino, zampe robuste e zoccoli resistenti, dal manto morello, baio o sauro. Dalla fine dell'800, grazie all'incrocio con il purosangue inglese, ha raffinato la portatura e il carattere fino a diventare un ottimo compagno per il lavoro e le passeggiate.
E' stato utilizzato con ottimi risultati anche nelle gare di salto da Raimondo D'Inzeo e Graziano Mancinelli, a dimostrazione che il Maremmano non è solo un cavallo da lavoro nei campi.

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